Romea Strata: dal vino al lago, in cerca di senso

Romea Strata: dal vino al lago, in cerca di senso

Per la prima volta da quando faccio cammini, sono partita sperando che fare un cammino mi portasse delle risposte. Non ho trovato la risposta che cercavo lungo la Romea Strata, ma ho imparato qualcosa di prezioso. In questo articolo vi porto con me tra le valli più belle d’Italia, dove il vento fa ondeggiare l’erba e i piccoli borghi restano nascosti da un turismo sempre più aggressivo.

Questa è la Romea Strata: un cammino che unisce l’Europa e l’Italia, partendo da Tallin, in Estonia, e arrivando fino a Roma. Un percorso che attraversa grandi città, piccoli borghi e natura incontaminata. Io ho scelto di percorrerne un tratto, da Montalcino a Bolsena, dalla Toscana al Lazio, dal vino al lago. In questo articolo non vi parlerò di chilometri e dislivelli, quello l’ho già fatto nell’articolo in cui vi consigliavo quali tappe fare della Romea Strata, qui invece vi parlerò di com’è attraversare questa terra e che cosa ho imparato.

Piccola nota prima di continuare: questo viaggio nasce da una collaborazione con la Romea Strata. Ci tengo però a specificare che ho totale libertà nel raccontare ciò che voglio, che ho scelto io le strutture che mi piacevano e che tutto ciò che racconterò è sincero e autentico. Grazie.

Tappa Uno: ora capisco

Arrivare a Montalcino non è stato semplice, soprattutto perché vivo a Palma di Maiorca, e tra aereo, treni e autobus, mi sembrava di non arrivare più. Quando ho messo piede nell’hotel (B&B Palazzo del Cardinale) mi è sembrato di essere finita in un’altra epoca. Non era solo per gli specchi antichi, i portoni il legno massiccio o il tappeto rosso sulle scale; era il modo in cui la luce filtrava dalle finestre e il profumo che emanavano i muri. Odore di storia. Un aroma che ho ritrovato passeggiando tra le viuzze del borgo e sorseggiando un Brunello a cena.

Il giorno dopo sono partita per iniziare il cammino e già dopo pochi chilometri mi sono resa conto che c’era qualcosa di diverso da tutti gli altri luoghi che avevo visitato fino a quel momento. Le case in pietra sparpagliate tra le vallate verdi sembravano rimaste ferme negli anni e mi spingevano a fotografarne ogni dettaglio. È stato allora che ho capito perché tante persone amano la Toscana e perché vengono da tutto il mondo per visitarla. Il tempo passa, ma lei resta ferma nella sua bellezza. Non ha fretta di cambiare, lascia che sia il tempo a farlo. E forse, potevo trarne un insegnamento per ciò che stavo cercando. Forse dovevo smettere di pretendere che i miei problemi si risolvessero in un attimo e costringermi a stare dove stavo: in cammino.

Quando ho raggiunto Abbadia San Salvatore, mi sono chiesta come fosse possibile essere già soddisfatta. Insomma, il cammino era appena iniziato e io mi chiedevo se questa prima tappa fosse stata semplicemente una tappa fortunata, o se fosse l’inizio di un cammino straordinariamente bello. Finita la visita all’abbazia, mentre ci incamminavamo verso Castiglione d’Orcia, ho detto a Stefano, il mio compagno, “Se continua così, va a finire che questo diventa il cammino con i paesaggi più belli che abbiamo mai fatto” e di cammini non ne abbiamo certo fatti pochi!

Romea Strata Tappe

Tappa Due: tra pici e vento

Castiglione d’Orcia mi è sembrato un piccolo gioiello nascosto, un luogo in cui si vive lentamente e il turismo di massa non è ancora arrivato. Al mattino avevamo appuntamento con il proprietario della Fonte dell’Olio, che ci ha offerto una degustazione di olio e una visita del frantoio. Una volta tornati a Castiglione d’Orcia abbiamo ritardato la partenza per passare qualche attimo con la faccia schiacciata sulla vetrina de Il Capanno delle Rose, seguendo i movimenti delle mani che davano forma ai pici.

Una volta tornati sulla Romea Strata, il movimento ripetitivo dei miei passi mi ipnotizzava mentre la mia mente vagava. È stato Stefano a rompere l’incantesimo chiamandomi. Il suo indice puntava verso uno degli spettacoli naturali più belli che avessi mai visto. Davanti a noi le colline sembravano muoversi. Tutta la valle era diventata un mare verde ondeggiante. Il vento soffiava sull’erba alta, creando grandi onde che percorrevano l’intera collina.

Con quell’immagine siamo arrivati fino a un piccolo paesino dove abbiamo preso un panino al formaggio per ricaricare le energie prima di entrare nel bosco. E a questo punto devo ammetterlo, ero abbastanza scettica sulla seconda parte della tappa; sono piuttosto esigente per quanto riguarda i boschi, un mio grande amore. Ma mi sbagliavo. “Il sentiero dell’acqua” è il nome del percorso che ci ha dato il benvenuto in un bosco fatato, con qualche piccola cascata, scalette in legno e tante piccole sorprese. Come le zecche, che ho subito tolto con la pinzetta apposita del mio kit di soccorso. O un perfetto aculeo d’istrice proprio in mezzo al sentiero. O ancora, il fugace incontro con dei cuccioli di cinghiale che si sono immediatamente dati alla fuga. E infine, immerso nel bosco, abbiamo raggiunto l’agriturismo Fonte Magria, dove abbiamo cenato divinamente e riposato fino al giorno seguente.

Tappa Tre: l’accoglienza della Romea Strata

Lasciare il bosco e l’agriturismo non è stato semplice, ma abbiamo caricato lo zaino sulle spalle e ci siamo avviati. Anche perché avevamo un appuntamento, questa volta per visitare l’abbazia di San Salvatore. Mi è sembrato subito insolito trovarmi di fronte a delle scale nel mezzo di una chiesa, ma la particolarità del luogo era un’altra, una chicca nascosta sotto terra. Dopo aver ammirato gli affreschi ci siamo diretti verso la cripta. Trentacinque colonne, tutte diverse tra loro, a sostenere gli archi di pietra. Un luogo solenne che mi ha riempito di meraviglia.

Il cammino verso Piancastagnaio è stato tranquillo e semplice, per questo una volta arrivati abbiamo deciso di visitare il piccolo borgo, di energia sulle gambe ne avevamo a volontà! Abbiamo iniziato salendo sulla torre e guardando dall’alto le strette viette in cui poi siamo andati ad infilarci. Su e giù per il paese, abbiamo visitato ogni angolo di Piancastagnaio e abbiamo avuto la fortuna di entrare in una delle cantine. Infatti il piccolo borgo è suddiviso in contrade, e le cantine sono il luogo di ritrovo.

La nostra tappa si è conclusa con l’arrivo all’Agriturismo S. Apollinare, dove vi consiglio di fermarvi anche solo per fare un giro. Questo è stato senza dubbio il luogo in cui più di tutti ho percepito l’accoglienza da cammino. Sì perché la Romea Strata si incrocia in alcuni suoi tratti con la Via Francigena, e questo fa sì che alcune strutture ricettive siano più consapevoli di altre delle necessità di chi si sposta a piedi. Abbiamo quindi approfittato del servizio lavanderia, ci siamo riposati e prima di cena abbiamo assaggiato i prodotti agricoli dell’agriturismo.

Tappa quattro: brividi e liberazione.

L’Agriturismo S. Apollinare si trova proprio sul confine della regione e così, con la quarta tappa abbiamo lasciato la Toscana per Immergerci nel Lazio, più nello specifico, nell’alta Tuscia. Durante questa tappa non ci ha mai abbandonato una pioggia leggera, e neppure il sorriso. Dopo tanti cammini ancora mi sorprendo ogni volta di come questo modo così semplice di viaggiare abbia il potere di cambiare il mio stato d’animo. È inutile illudersi: i problemi non spariscono e il cammino non ti dà alcuna soluzione. Però un cammino ti insegna ad ascoltare come reagisce il tuo corpo davanti ad azioni e pensieri, trasformandolo in una bussola che orienta le tue decisioni. Impari a sentire il brivido d’avvertimento quando stai pensando a qualcosa che non ti fa stare bene, nello stesso identico modo in cui senti la pancia brontolare quando hai fame.

Una volta raggiunto Acquapendente ci siamo subito rintanati nell’alloggio che avevo scelto: la S’Osteria 38. Ho scelto questa sistemazione perché aveva tutta l’aria di essere uno di quegli ostelli “da cammino”, e non mi sbagliavo. Abbiamo atteso che il temporale finisse e poi abbiamo fatto un tour per il paese, scoprendo una tradizione inaspettatamente bella: i pugnaloni. Siamo arrivati una settimana troppo tardi per assistere alla gara di cui ora vi parlerò, ma non troppo tardi per ammirare le opere d’arte.

Molto tempo fa, Acquapendente era un paese governato da un tiranno. Lo rimase fino a quando due contadini videro rifiorire un ciliegio che ormai era da tempo secco, e interpretarono quel miracolo come un simbolo: la Madonna li avrebbe protetti. Convinsero i cittadini a ribellarsi e tutti insieme cacciarono l’oppressore. Ebbene, la terza domenica di maggio si celebra la festa in onore di questa storia, e in questa festa vengono esibiti i pugnaloni, enormi quadri -ma proprio enormi!- fatti di foglie e fiori. Gigantesche opere d’arte, ricche di significato, che si sfidano per decretare la più bella. Infine, i quadri vengono esposti nella cattedrale, luogo in cui ho avuto la fortuna di ammirarli.

Tappa cinque: la bolla

L’ultimo giorno di cammino è volato. I paesaggi verdi della Tuscia non ci hanno mai abbandonato e quando abbiamo iniziato a intravedere il lago, che per noi rappresentava la meta finale, è capitato qualcosa che io reputo una piccola meraviglia dei cammini. Non sempre succede, ma quando succede, rende il cammino cento volte più bello… Abbiamo fatto amicizia.

Stavo camminando molto dietro a Stefano -in questo cammino mi sono presa molti momenti di cammino solitario- e ad un certo punto l’ho raggiunto e l’ho visto fermo con una ragazza, entrambi con le facce in mezzo a un cespuglio. Mi sono avvicinata e ho visto che stavano osservando un grosso bruco verde che si mimetizzava sulla pianta. Quel bruco ci ha fatto conoscere la ragazza con cui abbiamo chiacchierato per tutto il cammino e con cui abbiamo condiviso l’arrivo a Bolsena. Lei avrebbe poi proseguito lungo la via Francigena, fino a Roma, però in poco tempo avevamo già legato, e così abbiamo deciso di concludere la sua tappa e il nostro cammino condividendo un paio di birre in un bar del paese.

Questa cosa mi ha confermato ciò che da tempo penso: fare un cammino è come entrare in una bolla. Una bolla in cui i problemi, le necessità e lo scorrere del tempo sono completamente diversi dal mondo fuori dalla bolla. È una dimensione parallela, che solo chi ha provato o ci si trova dentro può comprendere. È proprio in virtù di questa realtà che chi si trova dentro alla bolla tende a considerare gli altri camminatori come dei compagni di viaggio. Salutare e iniziare a chiacchierare con chi condivide i tuoi passi, è qualcosa di naturale e istintivo. E ogni volta che succede mi reputo fortunata, perché è una piccola gioia che rende il cammino più prezioso.

Conclusioni sul mio cammino lungo la Romea Strata

Con questo racconto spero di avervi trasmesso qualcosa di molto importante: che fare un camminino non è solo visitare dei luoghi camminando. Fare un cammino è scoprire tradizioni, imparare ad andare in profondità di noi stessi e sperimentare un tipo di viaggio che rappresenta un modo di vivere diverso. È essere grati per un bruco. È scoprire scorci nascosti. Fare un cammino è anche cercare una risposta che non troverai, ma imparare non avere fretta di trovarla.

Ogni cammino insegna qualcosa di diverso. Sulla Romea Strata ho capito che un cammino non è fatto per risolvere i nostri dubbi, ma per darci lo spazio di conviverci. E in questo spazio, tra natura e passi, nasce una leggerezza che ci accompagna ben oltre l’arrivo.

Buon cammino.

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